Cos’è un trauma dal punto di vista psicologico? La differenza tra Trauma con la “T maiuscola” e trauma con la “t minuscola.”
Tutti noi, per il semplice fatto di vivere, siamo esposti all’eventualità di sperimentare traumi psicologici (dal greco “ferite dell’anima). Esistono traumi che si posso definire con la “T maiuscola”: sono ferite importanti che minacciano la nostra integrità, come calamità naturali, incidenti stradali, aggressioni, stupri, lutti o suicidi di persone care, diagnosi infauste.
Ma vi sono anche traumi con la “t minuscola“, esperienze che sembrano oggettivamente poco rilevanti ma che possono assumere un peso soprattutto se ripetute nel tempo o subite in momenti di particolare vulnerabilità o nell’infanzia. E allora, umiliazioni, abbandono, trascuratezza e paure possono lasciare il segno modificando non solo i nostri atteggiamenti, le nostre emozioni e le relazioni con gli altri nel corso della vita ma, questa è la novità scientifica, imprimendo anche specifiche aree del cervello, come hanno dimostrato studi all’avanguardia nel campo della neurobiologia.
Le conseguenza a livello psicologico
Grazie alle proprie risorse e all’aiuto dei propri cari molte persone riescono a recuperare un nuovo equilibrio dopo un’esperienza traumatica, ma ci sono ferite che non si rimarginano con il tempo e l’affetto. In questi casi il trauma è sempre presente, le sensazioni sono vive e sembra che l’evento sia successo poche ore prima anche se risale a mesi o anni addietro.
La sofferenza psicologica dei traumi con la “t minuscola” può essere di minore impatto ma ugualmente invalidante. sensazioni di insicurezza, mancanza di autostima, colpevolizzazioni, attacchi di panico, ansie, insonnie, rabbia repressa sono le conseguenze più frequenti.
Perché il trauma non è “solo nella mente”: il corpo come archivio dell’esperienza
Una delle scoperte più importanti degli ultimi anni è che il trauma non è un pensiero negativo, ma un ricordo immagazzinato nei circuiti sensoriali e corporei.
Van der Kolk afferma: “Il corpo accusa il colpo”. Ciò significa che:
- alcune parti del cervello rimangono iperattive (amigdala),
- altre funzionano meno (corteccia prefrontale),
- il sistema nervoso autonomo resta in allerta,
- il corpo risponde come se fosse ancora in pericolo.
È per questo che molte persone dicono: “So che è passato, ma lo sento ancora.”
Domande frequenti sul trauma psicologico e l’EMDR
1. Come definisce il trauma Bessel van der Kolk e perché non è solo “nella mente”?
Bessel van der Kolk descrive il trauma come un’esperienza che sovrasta le normali capacità della persona di gestire ciò che sta accadendo, lasciando il sistema nervoso bloccato in modalità di allarme. Il trauma non è solo un ricordo doloroso nella mente, ma un insieme di reazioni corporee, emozioni e immagini che continuano a riattivarsi automaticamente. Il corpo conserva il segno dell’evento e reagisce come se il pericolo fosse ancora presente, anche quando razionalmente sappiamo che è passato.
2. Perché nel trauma il corpo continua a reagire come se il pericolo fosse ancora presente?
Dopo un trauma, i sistemi che regolano la percezione del pericolo possono rimanere alterati. L’amigdala resta iperattiva, il sistema nervoso autonomo si prepara continuamente alla difesa e l’ippocampo fatica a collocare l’evento nel passato. Il risultato è che segnali neutri (un rumore, un odore, uno sguardo) attivano risposte intense: tachicardia, tensione muscolare, respirazione corta, sensazione di minaccia. È come se il corpo vivesse in “allerta costante”, anche in situazioni oggettivamente sicure.
3. Quali segnali indicano che un trauma non è ancora stato elaborato?
Un trauma non elaborato può manifestarsi con flashback, incubi, immagini improvvise, evitamento di luoghi o persone collegate all’evento, scoppi di rabbia o pianto, difficoltà di concentrazione e sensazione di essere sempre “sul chi va là”. Spesso compaiono anche sintomi fisici: tensioni croniche, disturbi del sonno, mal di testa, problemi gastrointestinali, senso di distacco da sé o dagli altri. Quando le reazioni emotive e corporee sono sproporzionate rispetto alla situazione presente, è probabile che il trauma sia ancora attivo.
4. Che differenza c’è tra un grande trauma e i traumi relazionali ripetuti nel tempo?
Un grande trauma (come un incidente, una violenza, un lutto improvviso) è un evento acuto, riconoscibile e spesso “visibile” dall’esterno. I traumi relazionali ripetuti, invece, sono esperienze più sottili ma costanti: umiliazioni, svalutazioni, trascuratezza emotiva, rifiuto, clima familiare imprevedibile. Anche se non sono episodi eclatanti, possono incidere profondamente sull’autostima, sulla fiducia negli altri e sulla capacità di sentirsi al sicuro nelle relazioni. Non esiste una vera gerarchia: entrambi i tipi di traumi meritano attenzione e cura.
5. Quando è utile rivolgersi a uno psicoterapeuta EMDR e cosa aspettarsi dalle sedute?
È utile valutare un percorso EMDR quando un evento del passato continua a influenzare in modo importante il presente: ricordi intrusivi, ansia, attacchi di panico, difficoltà relazionali, sensazioni di blocco o di vergogna radicata. Nelle sedute EMDR, dopo una fase iniziale di valutazione e di stabilizzazione, il terapeuta guida la persona nella rielaborazione dei ricordi traumatici attraverso la stimolazione bilaterale. Lo scopo è permettere al cervello di integrare l’esperienza, ridurre la carica emotiva disturbante e ritrovare un senso di sicurezza interna più stabile nel quotidiano.



