Quando pensiamo alla psicoterapia, immaginiamo spesso un dialogo fatto di parole, riflessioni e insight. Ma secondo le neuroscienze dello sviluppo e la ricerca sull’attaccamento, il cambiamento profondo non nasce prima dal pensiero, ma dalla regolazione emotiva.
Allan Schore, uno dei principali riferimenti nel campo della neurobiologia interpersonale, mostra come le esperienze relazionali più decisive – quelle che costruiscono o feriscono il senso di sicurezza – siano elaborate soprattutto dall’emisfero destro del cervello.
L’emisfero destro è il sistema che:
- elabora le emozioni primarie;
- integra le sensazioni corporee;
- legge i segnali non verbali (sguardo, postura, tono della voce);
- valuta implicitamente se una relazione è sicura o pericolosa.
È l’emisfero che lavora prima del linguaggio e al di sotto della coscienza riflessiva.
Nei primi anni di vita è l’emisfero dominante nelle relazioni di attaccamento, ed è lo stesso emisfero che rimane centrale nei processi di regolazione emotiva anche nell’età adulta.
Questo ha una conseguenza clinica fondamentale:
se il trauma relazionale e la disregolazione emotiva si organizzano a livello non verbale e corporeo, non possono essere trasformati solo attraverso il pensiero o l’interpretazione.
La sintonizzazione: da madre a bambino, da terapeuta a paziente
Secondo Allan Schore, l’attaccamento sicuro non dipende dal comportamento “corretto” del caregiver, ma dalla sua capacità di sintonizzarsi dinamicamente con lo stato interno del bambino.
La madre non si connette al figlio tramite spiegazioni o istruzioni, ma attraverso una comunicazione implicita:
ritmo, intensità, pause, micro-movimenti, prosodia della voce.
È una comunicazione da cervello destro a cervello destro.
In questo scambio, la madre modula il proprio sistema nervoso autonomo in risposta a quello del bambino, momento per momento. Così facendo:
- riconosce gli stati emotivi del piccolo;
- li regola senza annullarli;
- li restituisce in una forma più tollerabile.
Schore utilizza una metafora musicale: madre e bambino imparano la struttura ritmica dell’altro. È questo processo di coregolazione che permette al bambino di sviluppare, nel tempo, la capacità di autoregolarsi.
Cosa c’entra tutto questo con la psicoterapia?
Molto più di quanto si pensi.
In psicoterapia, il terapeuta svolge una funzione sorprendentemente simile a quella di una “buona madre” sul piano neurobiologico.
Il lavoro clinico efficace non inizia dall’interpretazione, ma dalla presenza regolata del terapeuta.
Il terapeuta sintonizzato:
- percepisce i cambiamenti sottili dell’attivazione del paziente;
- coglie segnali corporei ed emotivi prima dei contenuti verbali;
- risponde con il proprio assetto emotivo, non solo con le parole.
Questa è una forma di comunicazione implicita, non verbale, intercorporea, che avviene prevalentemente tra emisfero destro del terapeuta ed emisfero destro del paziente.
Le basi neuroscientifiche della sintonizzazione terapeutica
La ricerca supporta questa visione.
Studi di neuroimaging mostrano che la corteccia prefrontale destra è centrale nei processi di riconoscimento e regolazione delle emozioni nelle relazioni affettive.
In uno studio pubblicato su Neuroscience Research, Nishitani, Doi, Koyama e colleghi (2011) hanno evidenziato che, nelle madri, la discriminazione delle emozioni facciali dei figli attiva prevalentemente le regioni frontali destre, non quelle sinistre.
Altri studi EEG mostrano che:
- durante il gioco e la sintonizzazione affettiva si attivano le aree frontali destre;
- le stesse aree si attivano anche quando il bambino è in difficoltà emotiva.
Questo significa che la sintonizzazione non riguarda solo la condivisione del piacere, ma anche la capacità di stare emotivamente presenti nello stress dell’altro, senza collassare né difendersi.
È esattamente ciò che accade nella relazione terapeutica quando funziona.
Regolazione, co-regolazione, cambiamento
La relazione terapeutica efficace è una relazione regolata prima che compresa.
Attraverso la sintonizzazione emisfero destro–emisfero destro, il terapeuta contribuisce a:
- stabilizzare il sistema nervoso del paziente;
- ampliare la finestra di tolleranza;
- rendere pensabili emozioni prima ingestibili;
- creare un contesto sicuro per la rielaborazione del trauma.
Solo dopo questa base regolativa, il linguaggio, la narrazione e la riflessione cognitiva possono davvero produrre cambiamento.
In questo senso, la psicoterapia non è solo un lavoro sulla mente, ma un processo interattivo tra due sistemi nervosi che imparano, insieme, un nuovo modo di stare in relazione.
La cura, direbbe Schore, comincia prima delle parole.
Comincia dalla sintonizzazione.
MINI-FAQ – Psicoterapia, emisfero destro e sintonizzazione
Che cos’è l’emisfero destro secondo Allan Schore?
Secondo Allan Schore, l’emisfero destro del cervello è il principale responsabile della regolazione emotiva, della percezione corporea e della comunicazione non verbale. È dominante nelle prime relazioni di attaccamento e rimane centrale per tutta la vita nei processi affettivi e relazionali.
Perché l’emisfero destro è così importante in psicoterapia?
Perché molte esperienze traumatiche e relazionali non sono registrate come ricordi verbali, ma come stati corporei ed emotivi impliciti. L’emisfero destro elabora questi stati prima delle parole e della coscienza riflessiva.
Cosa significa “sintonizzazione” in psicoterapia?
La sintonizzazione è la capacità del terapeuta di percepire, comprendere e modulare gli stati emotivi del paziente attraverso segnali non verbali: tono della voce, ritmo, postura, espressioni facciali. È un processo di coregolazione emotiva.
La sintonizzazione è più emotiva o cognitiva?
È principalmente un processo emotivo e corporeo. Schore descrive la sintonizzazione come un’attività dell’emisfero destro, che precede il pensiero consapevole e il linguaggio.
In che senso il terapeuta funziona come una “buona madre”?
Come una madre sufficientemente sintonizzata, il terapeuta usa la propria stabilità emotiva per aiutare il paziente a regolare stati interni difficili. Non impone soluzioni, ma offre una presenza regolata che rende tollerabili emozioni intense.
Quali evidenze neuroscientifiche supportano questo modello?
Studi di neuroimaging ed EEG mostrano che la corteccia prefrontale destra è coinvolta nel riconoscimento e nella regolazione delle emozioni nelle relazioni affettive. Ricerche pubblicate su Neuroscience Research (Nishitani et al., 2011) evidenziano un’attivazione frontale destra nelle madri durante l’elaborazione delle emozioni dei figli.
Quando entrano in gioco le parole e il pensiero?
Solo dopo che il sistema nervoso è sufficientemente regolato. La regolazione emotiva precede la comprensione cognitiva. Senza sicurezza relazionale, l’insight non produce cambiamento duraturo.
SCHEMA CONCETTUALE
Quando una persona arriva in terapia, spesso porta con sé oltre ad un “problema da capire”, uno stato da regolare.
Le esperienze traumatiche e relazionali non funziona precoci tendono a essere registrate in forma implicita, corporea e non verbale, con una forte attivazione dell’emisfero destro.
In questi casi, un lavoro esclusivamente basato sulle parole rischia di non essere sufficiente. Il linguaggio agisce prevalentemente sull’emisfero sinistro, mentre molti problemi continuano a vivere come stato affettivo non verbale, fatto di tensioni, vuoti, iperattivazioni o collassi.
È qui che entra in gioco la relazione terapeutica. Attraverso la sintonizzazione – fatta di presenza, ritmo, tono emotivo e segnali non verbali – terapeuta e paziente costruiscono un processo di coregolazione del sistema nervoso.
Questo incontro, che avviene principalmente da emisfero destro a emisfero destro, permette una progressiva riduzione della disregolazione e un ampliamento della della capacità di regolazione.
Solo quando il sistema è sufficientemente regolato diventa possibile accedere al linguaggio, alla narrazione e alla riflessione. A quel punto, le parole non servono più a “spiegare” il disagio, ma a integrarlo.
Il cambiamento stabile nasce proprio da qui: da una maggiore autoregolazione emotiva e da un nuovo modo di stare in relazione con sé e con l’altro.
Bibliografia – Allan N. Schore (edizioni italiane)
Psicoterapia con l’emisfero destro
Raffaello Cortina Editore, 2022.
Un testo cardine che esplora il ruolo dell’emisfero destro nella relazione terapeutica e nei processi di regolazione affettiva.
La regolazione degli affetti e la riparazione del Sé
Astrolabio Ubaldini, edizione italiana, 2008.
Classico di Schore sulla regolazione affettiva nello sviluppo e nel trattamento psicoterapeutico; fondamentale per comprendere la teoria della relazione e del Sé.
Lo sviluppo della mente inconscia
Raffaello Cortina Editore, 2025.
Esamina i processi evolutivi della mente attraverso una prospettiva neurobiologica e relazionale, integrando neuroscienze affettive e teoria dell’attaccamento. Ultima pubblicazione italiana di Schore.



